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Nucleare si o no? |
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Domenica 01 Agosto 2010 17:25 |
Non sono affatto contrario alla Ricerca sul nucleare, ma sono convinto che costruire una centrale nucleare in Italia non sia utile a nessuno.
Il punto è di non fare del nucleare una questione ideologica, ma vederlo come un fatto industriale.
Il problema dell'industria italiana non è mai stata la quantità di energia disponibile, ma il prezzo di approvvigionamento, che è tra i più alti del mondo, e la sicurezza di approvvigionamento delle fonti (petrolio e gas).
Per quanto riguarda il futuro, per noi è triste dirlo, ma è una verità che si legge dai numeri delle camere di commercio, la produzione industriale si sta significativamente contraendo, perchè si è spostata o in altri continenti o in altri stati "near offshore"; l'esempio Fiat è solo l'ultimo in ordine temporale.
Gli impianti nucleari presenti in altri Paesi sono nati in un contesto politico ed industriale molto diverso da quello attuale, nel quale c'era una separazione netta delle sovranità nazionali ed un pesante intervento economico diretto dello Stato, che spingeva ad una ricerca di autarchia energetica, gestita direttamente dai Governi e finanziata da fondi pubblici, i quali hanno prediletto un criterio di scala nell'investimento (pochi grandi impianti di vasta produzione costano meno di un sistema distribuito di medio-piccoli impianti).
Oggi gli Stati non possono più intervenire in questo modo, primo perchè non possono più intervenire creando aziende di Stato, secondo perchè non dispongono della necessaria risorsa economica, così per avviare un eventuale nuovo impianto, devo rispondere a quattro domande: a) chi mi fornisce il materiale fissile e le tecnologie, a che condizioni, per quanto tempo? b) come smaltisco le scorie? c) dove trovo i capitali, con che formule contrattuali e con quali garanzie? d) come gestisco la centrale a chiusura impianto?
Per la prima domanda la risposta è che, non avendo in Italia materiale fissile, devo andare ad approvvigionarmi all'estero e qui scattano due problemi: 1) il materiale fissile è molto raro, ce n'è una quantità molto ristretta, al punto che si sta studiando come realizzare in laboratorio nuovi atomi pesanti, nel frattempo si sta utilizzando il materiale proveniente dallo smantellamento di armi nucleari; questo significa che non c'è garanzia di approvvigionamento, che non c'è un libero mercato di acquisto e che, quindi, per ottenre il materiale bisogna necessariamente stringere un accordo internazionale con pesanti contropartite. Oggi come oggi, visti gli sforzi del nostro Governo per trovare accordi di ogni genere con la Russia ed i soldi investiti da Eni ed Enel in Kazakhstan (uno dei Paesi più ricchi di materia prima fissile al mondo), mi interrogo sulla capacità dello Stato Italia di sviluppare un accordo a lunghissimo termine con questo partner e su chi tra i due pertner avrà i maggiori vantaggi. 2) la tecnologia che scelgo oggi, tra vent'anni, quando l'impianto andrà a regime, o tra quarant'anni, quando non è ancora a metà dell'ammortamento, rischia di essere inadeguata al tipo di materiale fissile disponibile.
Per la seconda domanda non c'è risposta, oggi non esiste tecnologia al mondo che possa smaltire le scorie, le quali devono esser gestite in sicurezza fino a decadimento delle radiazioni (qualche centinaio di anni).
Per la terza domanda, la risposta è che devo rivolgermi al Project-Financing, avviare una società di scopo misto pubblico-privata, alla quale possono partecipare solo pochi soggetti, i quali otterranno un concessione a produrre a lunghissimo termine. Il difetto di questo meccanismo è che le condizioni di esercizio devono essere predeterminate, definite contrattuattalmente e garantire alla parte privata che non ci saranno mutamenti di condizione che si rivolgano a suo danno, qualora ciò avvenisse, paga la parte pubblica; in considerazione del fatto che l'investimento va considerato a lunghissimo termine, in un arco temporale nel quale eventi politici, economici e naturali sono imprevedibili, questo modello comporta dei rischi contrattuali non indifferenti.
Per la quarta domanda la risposta è che, a chiusura impianto, questo diventa un'enorme scoria radioattiva e che deve essere gestita di conseguenza; ad oggi non abbiamo grosse teconologie di refitting per convertire le centrali spente, in attesa che qualcuno inventi qualcosa, i costi di gestione di una centrale morta sono l'80% di quella attiva, per ogni singolo anno di decadimento delle radiazioni.
A conti fatti, fare una centrale nucleare in Italia, a chi giova? - sicuramente al general contractor che la realizza - quasi sicuramente al gestore privato che la terrà in licenza - probabilmente all'utente, se va tutto bene
Da un punto di vista macroeconomico, ho fatto in modo di concentrare ricchezza in mano a pochi ed ho disribuito un grande rischio su tanti (tutti) in cambio di un vantaggio non garantito.
In tutto questo, vale la pena sottolinearlo, non ho dato un centesimo alla Ricerca.
Personalmente preferisco spendere tutte le risorse disponibili per contribuire alla Ricerca, magari sulla fusione nucleare, e ad aiutare lo sviluppo di sistemi sostenibili e distribuiti, che permettono un investimento più diffuso, con impatti di rischio più limitati ed una maggiore distribuzione delle ricadute economiche; non è un modello socialista, ma uno che favorisce la libera iniziativa e sostiene la piccola e media industria.
Preferirei, visto che la questione energetica non ha una soluzione nazionale, ma può essere risolta solo in un'ottica globale, con un sistema di accordi internazionali, che i singoli Paesi, a partire dall'Italia, non andassero in competizione tra di loro, ma sviluppassero una pittaforma infrastrutturale comune.
Per farsi un'idea simbolica, poi, di quanto possano incidere i sistemi sostenibili, basta dare un'occhiata all'immagine satellitare di Google Maps al versante nord dello sbocco a mare del porto di Rotterdam, che è una zona industriale più o meno grande come Porto Marghera: è una macchia argentata, perchè ogni tetto di capannone è coperto da pannelli fotovoltaici, questo fatto dovrebbe far riflettere, in considerazione del fatto che quella è una zona in cui l'irraggiamento solare permette rese inferiori a quelle che si otterrebbero a Porto Marghera, dove di fotovoltaico non c'è neanche l'ombra (e il fotovoltaico è la tecnologia meno interessante, tra quelle sostenibili).
Questo per dire che in Italia c'è stata una macroscopica sottostima dell'apporto di tecnologie sostenibili e rinnovabili, sono convinto che questo sia accaduto per colpa del fatto che questo argomento è uscito da contesto industriale per diventare una contesa ideologico-politica.
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Lettera aperta a Matteo Zoppas Presidente dei Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Venezia |
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Lunedì 03 Maggio 2010 21:03 |
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Il fatto che esista una pluralità di sindacati e di associazioni di categoria trae motivazione sia da una serie di motivazioni storiche, sia dal fatto che coloro che li hanno costituiti e che li mantengono operativi ritengono di rappresentare interessi da altri trascurati. La deprecabile esperienza delle Corporazioni, che l'Italia ha sperimentato dei decenni immediatamente precedente alla costituzione delle Repubblica, ci ha insegnato che la riduzione della rappresentanza di interessi divergenti dei vari rami e categorie produttive ad un unico Ente comporta una minore capacità delle imprese di incidere sullo sviluppo del Mercato, lasciando direttamente al Governo politico ed amministrativo tale compito. Oggi, in un contesto di economia globale, in cui i Governi hanno una capacità molto limitata d'intervento, gli spunti e la forza necessaria, per creare meccanismi di adattamento locale che permettano di raggiungere i livelli di competitività necessari, devono necessariamente partire dal basso, dal dialogo tra le Imprese e tra queste ed il Territorio, sviluppando il dibattito tra tutti i soggetti titolati a rappresentare i vari interessi, alla ricerca di linee di convergenza che sappiano disegnare strategie di medio e lungo periodo. La Crisi Globale, che ancora ci colpisce, ha dimostrato quanto il tessuto imprenditoriale della Provincia di Venezia sia particolarmente debole: dopo quarant'anni di industria di Stato, che da Porto Marghera ha condizionato l'assetto economico e sociale del Territorio, nonostante l'avvento della privatizzazione, non siamo riusciti a creare un'alternativa imprenditoriale, al punto che la chiusura di poche aziende rischia di avviare la più grave crisi occupazionale mai vissuta dal nostro Territorio. Il solo fatto che, a differenza delle altre Provincie Venete (e Friulane), in quella veneziana non esistono concentrazioni settoriali di imprese sufficienti a dare vita a distretti industriali e permettere alle nostre imprese di accedere alle misure della Legge Regionale 8, dimostra la assoluta necessità di creare ed avviare un piano strategico di sviluppo dell'imprenditoria su modelli che sono ancora tutti da pensare. Per questo motivo, invito il Presidente dei Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Venezia, Matteo Zoppas, a collaborare per creare assieme un percorso di dialogo e convergenza che, a partire dalle nostre, possa poi trasformarsi in un Forum che coinvolga tutte le Associazioni di categoria provinciali, al fine di progettare assieme una strategia per il futuro del nostro Territorio. Simone Padoan Presidente Giovani Imprenditori di APIndustria Venezia Vice Presidente con delega relazioni industriali. |
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Cacciari non sottostimi la capacità del Territorio di produrre Innovazione |
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Domenica 21 Marzo 2010 11:29 |
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Ho letto con vivo interesse l'articolo di martedì 16, in cui il Vega annuncia la volontà di cominciare ad operare come incubatore d'impresa, mettendo a disposizione di giovani talenti alcune infrastrutture tecnologiche. Da presidente dei giovani imprenditori di APIndustria Venezia sono impegnato attivamente, fin dall'inizio del mio mandato (2007), a cercare di creare un contesto di sviluppo degli incubatori d'impresa a livello provinciale, soprattutto in considerazione del fatto questo tipo di Istituto è necessario per aiutare la cresitca di nuovi Settori strategici, ma, a differenza di quanto avviene nelle provincie di Padova e Treviso, è fondamentalmente trascurato. Solo di recente, anche con l'interessamento della Provincia, ho visto qualche segnale positivo, da qui tutto il mio appoggio ed interessamento alla nuova iniziativa del Vega. Ancora più interessante, però, è stato il commento del sindaco Cacciari che è stato riportato, secondo il quale “l'attuale dibattito culturale e politico della città è lontano anni luce dai temi dell'evoluzione tecnologica.” e poi ancora “lo dimostra la campagna elettorale. Nessuno ha affrontato temi tecnologici” ed infine “manca una politica economico-fiscale che incentivi simili investimenti. Il Vega fa bene a puntare sui cervelli, ma non deve perdere di vista la componente immobiliare”. Penso che il commento del Sindaco Cacciari sia quanto più drammaticamente negativo ed immotivato si possa immaginare del nostro Territorio. |
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Giovedì 12 novembre 2009, Opportunità di investimento in Bosnia, settori Energia e Ambiente. |
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Giovedì 29 Ottobre 2009 17:41 |
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APIndustria Venezia ha stipulato accordi bilaterali di assistenza agli investimenti italiani con i comuni del cantone di Zeniza – Doboi, in Bosnia Erzegovina, territorio particolarmente ricco di risorse naturali (legno e acqua), minerali (ferro, carbone, nichel, oro) e nel quale esiste sia un importante comparto di industria pesante (acciaio, ghisa), sia un comparto di industria manifatturiera (tessile, lavorazione del cuoio), in via di ricostruzione dopo gli eventi della guerra dei Balcani.
E' di particolare interesse lo sviluppo di investimenti e rilascio di concessioni nel settore della raccolta, trattamento, smaltimento e valorizzazione energetica dei rifiuti e la produzione di energia elettrica da centrali idroelettriche ed eoliche. |
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Il Futuro del Vega - Parco Scientifico Tecnologico di Venezia |
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Lunedì 20 Luglio 2009 14:13 |
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Per Porto Marghera si preparano tempi sempre più duri, ne è una testimonianza quanto sta accadendo attorno alle nomine per il VEGA, Parco Scientifico Tecnologico di Venezia, che ha sede a Marghera.
La missione del Parco Scientifico Tecnologico è quella di essere al servizio delle imprese per fare da cinghia di trasmissione tra Ricerca e Industria, occupandosi di Trasferimento tecnologico verso le imprese, aumentando, così, la loro competitività. |
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